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Archive for the ‘Società’ Category

Sono indignato!

Posted by manrico su lunedì, 24 novembre, 2008

Ho trovato questa lettera su un blog e non posso che esprimere la mia più totale solidarità ed esternare una sola civile parola: vergogna!!

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Divide et impera

Posted by manrico su venerdì, 18 luglio, 2008

Oggi ero su una panchina, erano le 13 circa,
ero solo, ci stavo da dio.
C’era una bella aria fresca,
poi si avvicinano e si mettono seduti
su un’altra panchina due musulmani:
parlano nella loro lingua,
turco o arabo, non so..
Arabo,sicuramente arabo
perché ora che ci ripenso con uno di loro
ci scambiai due chiacchiere tempo fa
e mi disse che era del Marocco..

Stavo ancora là, in beatitudine..
quando arriva un ometto anziano,
mi si siede accanto
e cominciamo a parlare..
parliamo di molte cose,
soprattutto della società e della politica.
Io non amo molto parlare di politica,
tanto penso che ci prendono solo per il culo..
Ad un certo punto disse circa queste parole
“..non c’è niente di nuovo,
la loro arma per conquistare le persone è
‘dividi e impera’
lo dicevano già circa duemila anni fa i latini!
Ci governano con la confusione,
disgregandoci,
rendendoci non-uniti.. “;
e fa questo esempio:
“in una coppia unita, come in una famiglia ben salda,
non riuscirai a confondere e portar via nessun menbro,
non riuscirai a dividerli,
perché sono uniti,
hanno fiducia l’un l’altro;
se invece non sono realmente uniti,
li disgreghi,
li separi..
e vinci.”
dividi e impera..
ora lo comprendo di più,
ma mi suona più inquieto di prima..

Una mia carissima amica mi dice:
“caspita.. ma chi era quel vecchietto? un mito”
E io le rispondo:
“sai quelle persone che incontri così, nella vita? forse è destino..”

A volte si incontrano persone che neanche hai voglia di sentir parlare, magari vai di fretta o semplicemente non ci vuoi parlare perché ritieni che non siano interessanti.. questo è un tuo limite però. Poi ricordi e ti rendi conto che quelle parole, quelle frasi che ti hanno detto, che hai sentito.. d’un tratto di fanno esclamare: “Ca++o ma è proprio così! Che stupido sono stato a non averlo capito prima.. e forse anche ora non lo avrei capito se non avessi ascoltato quelle parole di allora..

Io sono stato fortunato ad incontrare spesso persone così. .

Manrico

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Da “IL PICCOLO PRINCIPE” di Antoine de Saint-Exupery

Posted by manrico su sabato, 15 settembre, 2007

In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo….”
“Chi sei?” domandò il piccolo principe, ” sei molto carino…”
“Sono la volpe”, disse la volpe.
” Vieni a giocare con me”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa “, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
” Che cosa vuol dire addomesticare?”
” Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe” che cosa cerchi?”
” Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
” Che cosa vuol dire addomesticare?”
” Gli uomini” disse la volpe” hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso!
Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?”
“No”, disse il piccolo principe. ” Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?”
” E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
” Creare dei legami?”
” Certo”, disse la volpe. ” Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”
” Comincio a capire”, disse il piccolo principe. ” C’è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…”
“E’ possibile”, disse la volpe “capita di tutto sulla terra…”
“Oh! Non è sulla terra”, disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
” Su un altro pianeta?”
” Sì”
” Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”
” No”
” Questo mi interessa! E delle galline?”
” No”
” Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
” La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita,
sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in
fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
” Per favore …..addomesticami”, disse.
” Volentieri”, rispose il piccolo principe, ” ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose”.
” Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe.” gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
” Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
” Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe.
” In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….”
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
” Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
” Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
” Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.
” Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe.
” E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io
mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “…Piangerò”.
” La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
” E’ vero”, disse la volpe.
” Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
” E’ certo”, disse la volpe.
” Ma allora che ci guadagni?”
” Ci guadagno”, disse la volpe, ” il colore del grano”.
soggiunse:
” Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo”.
“Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto”.
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente” , disse.
” Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.
” Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. ” Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei
che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato
lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa” E ritornò dalla volpe.
” Addio”, disse.
“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
” L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
” E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
” Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
” Io sono responsabile della mia rosa….” Ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

“<<Ecco il mio segreto. E’ molto semplice:
non si vede bene che col cuore.
L’essenziale è invisibile agli occhi>>.”

 

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Filosofia di Vita 1

Posted by manrico su sabato, 18 agosto, 2007

Storiella con morale
Chi s’accontenta gode..

Un giorno un fuori bordo attracca in un piccolo villaggio messicano sulla costa. Un turista americano fa i complimenti ad un pescatore messicano sulla qualita del pesce e gli chiede quanto tempo ha impiegato per pescarlo.

“Poco tempo” risponde il messicano.

“Ma allora, perche non sei rimasto un altro po’ per pescare di piu?” chiede l’americano.
Il messicano gli spiega che quanto pescato è sufficiente a soddisfare i propri bisogni e quelli della sua famiglia.

L’americano chiede “ma cosa fai con il resto del tuo tempo?”

“Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei bambini, e faccio la siesta con mia moglie. La sera poi esco e vado ad incontrarmi con gli amici nel villaggio, bevo qualcosa con loro, e suoniamo e cantiamo insieme… insomma ho una vita intensa.”

L’americano lo interrompe “Io ho conseguito un dottorato, ad Harvard, e io ti posso aiutare!
Dovresti iniziare a pescare un po’ piu a lungo ogni giorno. Cosi potrai vendere il pesce in piu che hai pescato. Con il guadagno potrai comprarti una barca piu grande. La barca piu grande portera piu soldi e potrai acquistare una seconda barca e poi una terza finche non avrai una flotta di pescherecci.
Invece di vendere i tuoi pesci alle persone, potresti contattare direttamente l’industria alimentare per vendere loro i pesci e forse un domani aprire un tuo impianto alimentare.
Potrai lasciare questo piccolo villaggio e trasferirti a Citta del Messico, a Los Angeles o anche a New York.
Da li dirigere la tua grande industria.”

“E quanto tempo ci vuole?” chiede il messicano.

“Venti, forse venticinque anni” rispose l’americano.

“E dopo?”

“E dopo? E qui che la cosa si fa interessante!” risponde l’americano ridendo.
“Quando il tuo volume d’affari crescerà, potrai iniziare a vendere azioni ed a guadagnare milioni!”

“Milioni? Veramente? E dopo?”

“Dopo potrai andare in pensione, andare a vivere in un piccolo villaggio sulla costa, dormire fino a tardi, giocare con i nipoti, pescare un paio di pesci, fare la siesta, e passare le tue serate a bere e a divertirti con gli amici!!!!”.

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Anche questo è Amore..

Posted by manrico su sabato, 18 agosto, 2007

Ho trovato per caso, come mi capita spesso cercando su internet, questa lettera che mi ha toccato e commosso. La pubblico per intero, spero che possa essere di interesse per qualcuno.. e spero altresì di non ledere i diritti di nessuno ma solo condividere una bellissima esperienza.

Debora e Silvia

Ciao Carla,
mi chiamo Debora, ho 25 anni, ed ho una bellissima sorellina Down di 35 anni di nome Silvia. Ho letto la tua lettera riguardante tua sorella Giulia e mi sono venuti i brividi perché sembravano che fossero esattamente le mie parole, i miei pensieri, i miei sentimenti??tutto coincide”! Vorrei raccontarti un pochino la mia storia perché ho bisogno di parlare con qualcuno che capisca veramente che cosa rappresenta per me mia sorella????

Silvia è nata a Milano nel 1967 e per i miei genitori è stato un colpo davvero duro perché secondo i medici era una bambina perfettamente sana mentre quando è nata si è scoperto che era Down. I primi giorni la notizia non è stata accettata molto bene ma non appena i miei genitori hanno portato a casa la mia sorellina??? è stato subito amore. Silvia è colpita al cervello al 100%, quindi è necessario lavarla, vestirla, pettinarla come una bimba piccola. I miei genitori l’hanno sempre seguita e non posso fare a meno di essere fiera di loro perché le hanno sempre donato tutto l’amore possibile; ogni giorno la portano a camminare perché ha bisogno di fare tanto movimento (tende ad ingrassare come tutti i down), la portano a ballare ogni domenica insieme ai nostri parenti e amici dato che le piace tanto la musica, la vestono come una bambolina e la trattano come una principessa. Hanno però fatto tanti sacrifici e hanno anche sofferto tanto a causa della malvagità e dell’ignoranza delle persone ma hanno trovato una forza interiore che li ha spinti ad andare avanti e a vivere per lei.

Io sono nata nel 1977 dopo ben 10 anni. Da piccolina mi vergognavo ad uscire con lei perché le persone si giravano a guardarla e poi i bambini mi prendevano in giro dicendo che avevo la sorella handicappata. All’inizio quindi non è stato facile ma poi i miei genitori hanno cercato di spiegarmi che Silvia era diversa da me, che dovevo donarle tanto affetto e che se prestavano più attenzione a lei non era perché non mi volevano bene ma perché lei aveva più bisogno di me. Piano pianino ho iniziato a capire e quindi a proteggerla (la soddisfazione più grande è stata quella di tirare un pugno sul naso ad una bambina che l’aveva offesa o di girarmi per strada verso le persone che la fissavano e dire: “c’è qualche problema?”). Da quel momento in poi mia sorella è diventata la persona più importante della mia vita, è la mia forza, e devo ringraziare solo lei se adesso mi dicono tutti che sono così “bella dentro”: mi sono accorta di avere sviluppato una sensibilità immensa e se sono così affettuosa con le persone lo devo a lei perché i miei genitori mi hanno sempre detto di abbracciarla, baciarla, donarle tanto affetto?ed è diventato il mio modo di essere. Quindi hanno ragione a scrivere che la nascita di un bambino down porta sui fratelli più aspetti positivi che negativi e non solo non distrugge una famiglia ma può rafforzarne i legami. Ciò che mi dispiace tanto è di essere nata troppo tempo dopo perché sono sicura che avrei potuto aiutarla a crescere meglio, a stimolarla di più perché mi ascolta, mi parla e cerca di fare quello che faccio io. Non che i miei genitori non l’abbiano cresciuta bene ma l’hanno coccolata troppo, l’hanno tenuta nella bambagia ed è proprio vero che saprebbe fare tutto, ma non gliel’hanno mai fatto fare.

Un argomento su cui sono sempre in contrasto con i miei genitori è il mio futuro e quello di mia sorella. Mi fanno arrabbiare perché dicono che Silvia non dovrà assolutamente influenzare la mia vita se per caso non ci saranno più, ma non capiscono che non potrei mai vivere lontana da lei. Fa parte di me, è la metà del mio cuore, resterà sempre con me e non la lascerò mai a nessun altro. E il mio ragazzo dovrà sapere che c’è anche lei, accettarla e volerle bene perché altrimenti perderà anche me (e su questo punto sono irremovibile)! Non potrei mai vivere pensando di averla affidata a qualcun altro, morirei dal dolore.

Sono convinta comunque che solo chi vive con questi ragazzi può capire veramente quanto sono importanti nella vita di ognuno, quanta gioia e felicità portano e soprattutto quanto si è fortunati ad averli vicini.

Adesso io e lei siamo inseparabili, ci vogliamo un bene immenso e non la scambierei mai al mondo con nessun altra sorella. Le dico sempre che è il mio angioletto perché mi dona tanto amore e ti assicuro che per me non c’è gioia più grande che essere abbracciata dalla mia sorellina e sentirmi dire “ti voglio tanto bene”.

Un bacino
Debora & Silvia

15 gennaio 2003
Fonte: http://www.siblings.it/esperienze/debora.htm

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