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Archive for the ‘Thoughts’ Category

Porte chiuse e porte socchiuse..

Posted by manrico su venerdì, 25 luglio, 2008

Lascio sempre la porta socchiusa, non voglio chiudermi dentro me stesso e non voglio lasciar fuori nessuno.
A volte l’ho chiusa però. Per le persone che non meritano la mia fiducia e la mia presenza nella loro vita perché solo capaci di fare del male.
Se qualcuno bussasse alla mia porta chiusa chiederei chi è, per i lupi non c’è niente da fare ma, ripeto ma, se fosse una persona che so che c’è stato del bene in passato e la porta è stata chiusa per errore, per colpa o per stupidità, la riaprirei per riaccoglierla, per parlare e chiarire se ve ne fosse bisogno.
Per la porta socchiusa ciò non occorre, l’altro può sempre entrare e io posso sempre guardare chi passa per riaprirla di nuovo.
E’ socchiusa perché qualcosa è rimasto a metà, ci siamo persi o semplicemente per pigrizia, magari in quel momento era faticoso chiuderla e avrei deciso poi. Qualcosa non andava al momento ma ne valeva la pena non chiuderla.
A volte abbiamo bisogno di tempo per pensare.

Le persone sono spesso tesori da conoscere, si imparano sempre tante cose.. cose che ci insegnano, se vogliamo imparare. Positive e negative. Tutte sono importanti, formano il nostro carattere.

Chi persevera a farmi solo male però resta fuori.

Manrico

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Divide et impera

Posted by manrico su venerdì, 18 luglio, 2008

Oggi ero su una panchina, erano le 13 circa,
ero solo, ci stavo da dio.
C’era una bella aria fresca,
poi si avvicinano e si mettono seduti
su un’altra panchina due musulmani:
parlano nella loro lingua,
turco o arabo, non so..
Arabo,sicuramente arabo
perché ora che ci ripenso con uno di loro
ci scambiai due chiacchiere tempo fa
e mi disse che era del Marocco..

Stavo ancora là, in beatitudine..
quando arriva un ometto anziano,
mi si siede accanto
e cominciamo a parlare..
parliamo di molte cose,
soprattutto della società e della politica.
Io non amo molto parlare di politica,
tanto penso che ci prendono solo per il culo..
Ad un certo punto disse circa queste parole
“..non c’è niente di nuovo,
la loro arma per conquistare le persone è
‘dividi e impera’
lo dicevano già circa duemila anni fa i latini!
Ci governano con la confusione,
disgregandoci,
rendendoci non-uniti.. “;
e fa questo esempio:
“in una coppia unita, come in una famiglia ben salda,
non riuscirai a confondere e portar via nessun menbro,
non riuscirai a dividerli,
perché sono uniti,
hanno fiducia l’un l’altro;
se invece non sono realmente uniti,
li disgreghi,
li separi..
e vinci.”
dividi e impera..
ora lo comprendo di più,
ma mi suona più inquieto di prima..

Una mia carissima amica mi dice:
“caspita.. ma chi era quel vecchietto? un mito”
E io le rispondo:
“sai quelle persone che incontri così, nella vita? forse è destino..”

A volte si incontrano persone che neanche hai voglia di sentir parlare, magari vai di fretta o semplicemente non ci vuoi parlare perché ritieni che non siano interessanti.. questo è un tuo limite però. Poi ricordi e ti rendi conto che quelle parole, quelle frasi che ti hanno detto, che hai sentito.. d’un tratto di fanno esclamare: “Ca++o ma è proprio così! Che stupido sono stato a non averlo capito prima.. e forse anche ora non lo avrei capito se non avessi ascoltato quelle parole di allora..

Io sono stato fortunato ad incontrare spesso persone così. .

Manrico

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Riguardo al dire e non dire, fare e non fare, io la penso così:

Posted by manrico su venerdì, 18 luglio, 2008

La vita è una..
una sola e non torna, a nessuno..
quindi cerco di essere me stesso,
più che posso; ma anche io ho i miei limiti, le mie paure, anche sciocche, ma sono le mie..
non ho molti peli sulla lingua
però cerco di essere sempre gentile e cortese
soprattutto ed in particolare con chi mi piace e con chi ricambia
trovo inutile e gratuito l’offendere o fare gli ‘stronzi’ se non ce n’è bisogno
o il semplice farsi sempre cercare
fare gli snob e i presuntuosi..
poi ognuno ha il suo carattere, ovvio
però più o meno son così.
Anche perché potrei morire domani
ma l’altro saprà il bene che provo per lui/lei
( o anche l’antipatia, no, il male non credo.. mai.. )
perché gliel’ho detto!
E questo è bello.
Non lo fanno tutti.
Poi si piange disperati, quando uno non c’è più,
su quante cose si potevano dire e fare ancora e non le abbiamo fatte chissà per quale motivo..
pudore, pippe mentali, fraintendimenti. . . tutte paure insomma.
Stupide, aggiungo, stupide paure. L’Uomo ha un cervello, si può ragionare, pensare, riflettere..
Ancora meglio: lasciarsi andare… sì è più naturali, più rilassati..

Però, per contro è anche vero che:
se lo dici troppo spesso, fa meno effetto,
sembri infantile e dipendente
e alle volte le persone te le allontani
tanto, pensano, lui mi vuole bene ed è sempre disponibile. . .

C’est la vie.. non è uguale per tutti, ma sarebbe tanto più semplice se..

Vi Amo,
Manrico

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Chiudi gli occhi e guarda

Posted by manrico su giovedì, 5 giugno, 2008

Sentire tutto, in tutte le maniere,
vivere tutto da tutte le parti,
essere la stessa cosa in tutti i modi allo stesso tempo.

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Vivi la Vita

Posted by manrico su sabato, 15 settembre, 2007

C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino.
Decisero di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Cosi partirono tutti e tre con il loro asino.
Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato… lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”. Allora la moglie disse a suo marito: “Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio.” Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.
Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo…lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa.” Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.
Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Pover’uomo! dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero figlio. Chissà cosa gli spetta, con una madre del genere! Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.
Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Gli spaccheranno la schiena! Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino.
Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!

Conclusione: ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei.

Quindi: vivi come credi. fai cosa ti dice il cuore… ciò che vuoi…

Una vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali. Quindi: canta, ridi, balla, ama…e vivi intensamente ogni momento della tua vita… prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi
Charlie Chaplin

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Da “IL PICCOLO PRINCIPE” di Antoine de Saint-Exupery

Posted by manrico su sabato, 15 settembre, 2007

In quel momento apparve la volpe.
“Buon giorno”, disse la volpe.
“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo….”
“Chi sei?” domandò il piccolo principe, ” sei molto carino…”
“Sono la volpe”, disse la volpe.
” Vieni a giocare con me”, disse la volpe, “non sono addomesticata”.
“Ah! scusa “, fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
” Che cosa vuol dire addomesticare?”
” Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe” che cosa cerchi?”
” Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.
” Che cosa vuol dire addomesticare?”
” Gli uomini” disse la volpe” hanno dei fucili e cacciano. E’ molto noioso!
Allevano anche delle galline. E’ il loro solo interesse. Tu cerchi le galline?”
“No”, disse il piccolo principe. ” Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare?”
” E’ una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…”
” Creare dei legami?”
” Certo”, disse la volpe. ” Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo.”
” Comincio a capire”, disse il piccolo principe. ” C’è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…”
“E’ possibile”, disse la volpe “capita di tutto sulla terra…”
“Oh! Non è sulla terra”, disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa:
” Su un altro pianeta?”
” Sì”
” Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”
” No”
” Questo mi interessa! E delle galline?”
” No”
” Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:
” La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me .Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio per ciò. Ma se tu mi addomestichi la mia vita,
sarà come illuminata. Conoscerò il rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in
fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color d’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:
” Per favore …..addomesticami”, disse.
” Volentieri”, rispose il piccolo principe, ” ma non ho molto tempo, però.
Ho da scoprire degli amici e da conoscere molte cose”.
” Non si conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe.” gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”
” Che bisogna fare?” domandò il piccolo principe.
” Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe.
” In principio tu ti sederai un po’ lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino….”
Il piccolo principe ritornò l’indomani.
” Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe.
” Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità.
Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.
” Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.
” Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe.
” E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io
mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l’ora della partenza fu vicina:
“Ah!” disse la volpe, “…Piangerò”.
” La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”
” E’ vero”, disse la volpe.
” Ma piangerai!” disse il piccolo principe.
” E’ certo”, disse la volpe.
” Ma allora che ci guadagni?”
” Ci guadagno”, disse la volpe, ” il colore del grano”.
soggiunse:
” Va a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo”.
“Quando ritornerai a dirmi addio ti regalerò un segreto”.
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente” , disse.
” Nessuno vi ha addomesticato e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre.
Ma ne ho fatto il mio amico e ne ho fatto per me unica al mondo”.
E le rose erano a disagio.
” Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. ” Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei
che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro, Perché è lei che ho riparato col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato
lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa” E ritornò dalla volpe.
” Addio”, disse.
“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
” L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripeté il piccolo principe, per ricordarselo.
” E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.
“E’ il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
” Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare.
Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”
” Io sono responsabile della mia rosa….” Ripeté il piccolo principe per ricordarselo.

“<<Ecco il mio segreto. E’ molto semplice:
non si vede bene che col cuore.
L’essenziale è invisibile agli occhi>>.”

 

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La Storia dell’uccellino

Posted by manrico su lunedì, 10 settembre, 2007

“Mio nonno me la raccontava sempre. Allora questo uccellino non sapeva ancora volare, durante l’inverno in una notte fredda ruzzola giù dal nido e finisce sul sentiero, comincia a gridare – pio pio pio- come un matto e sta per morire di freddo, ma fortuna per lui ecco che arriva una vacca, lo vede e pensa di scaldarlo e così alza la coda ehhh plash! Una margherita bella e fumante grossa così;  l’uccellino al caldo è tutto contento tira fuori il capino e ricomincia – pi pio pi pio pi pio pi pio- più forte di prima, ma un vecchio coyote lo sente e arriva di corsa allunga una zampa e lo tira fuori dalla cacca, lo pulisce ben benino e poi,  ahmmm se lo ingoia in un solo boccone. Il nonno diceva che la morale c’è ma che bisogna trovarsela da soli.”

Morale:
Dove sta l’insegnamento?  Non tutti quelli che ti gettano la cacca addosso lo fanno per il tuo male, non tutti quelli che ti levano dalla cacca lo fanno per il tuo bene.

Per ultimo, quando sei nella merda, taci.

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Averetrentanni

Posted by manrico su lunedì, 10 settembre, 2007

“…Perché io mi diverto ad avere trent’anni, io me li bevo come un liquore i trent’anni: non li appassisco in una precoce vecchiaia ciclostilata su carta carbone. Ascoltami (…): sono stupendi i trent’anni, ed anche i trent’uno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque! Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perché siamo lucidi finalmente a trent’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti. Se siamo atei, siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi, senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti, perché anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se ci incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo, a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita. E’ viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più, si pensa e si capisce come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui siamo saliti, la strada per cui scenderemo.”

Oriana Fallaci – “Se il sole muore” – 1965

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Essere Uomo…

Posted by manrico su lunedì, 10 settembre, 2007

Neanche per un uomo la vita è facile, sai? Poiché avrai muscoli più saldi, ti chiederanno di portare fardelli più pesanti, ti imporranno arbitrarie responsabilità. Poiché avrai la barba, rideranno se tu piangi e perfino se hai bisogno di tenerezza. Eppure, o proprio per questo, essere un uomo sarà un’avventura meravigliosa: un’impresa che non ti deluderà mai. Essere un uomo significa essere una persona.

Oriana Fallaci
Lettera a un bambino mai nato

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Three of the most beautiful songs ever…

Posted by manrico su martedì, 24 luglio, 2007

These songs are beautiful, relaxing and reflectives…

Procol Harum

A Whiter Shade of Pale

We skipped the light fandango
turned cartwheels ‘cross the floor
I was feeling kinda seasick
but the crowd called out for more
The room was humming harder
as the ceiling flew away
When we called out for another drink
the waiter brought a tray

And so it was that later
as the miller told his tale
that her face, at first just ghostly,
turned a whiter shade of pale

She said, ‘There is no reason
and the truth is plain to see.’
But I wandered through my playing cards
and would not let her be
one of sixteen vestal virgins
who were leaving for the coast
and although my eyes were open
they might have just as well’ve been closedShe said, ‘I’m home on shore leave,’
though in truth we were at sea
so I took her by the looking glass
and forced her to agree
saying, ‘You must be the mermaid
who took Neptune for a ride.’
But she smiled at me so sadly
that my anger straightway died

If music be the food of love
then laughter is its queen
and likewise if behind is in front
then dirt in truth is clean
My mouth by then like cardboard
seemed to slip straight through my head
So we crash-dived straightway quickly
and attacked the ocean bed

Alanis Morissette

That I Would Be Good

that I would be good even if I did nothing
that I would be good even if I got the thumbs down
that I would be good if I got and stayed sick
that I would be good even if I gained ten pounds

that I would be fine even if I went bankrupt
that I would be good if I lost my hair and my youth
that I would be great if I was no longer queen
that I would be grand if I was not all knowing

that I would be loved even when I numb myself
that I would be good even when I am overwhelmed
that I would be loved even when I was fuming
that I would be good even if I was clingy

that I would be good even if I lost sanity
that I would be good
whether with or without you

Alanis Morissette

Thank U

How about getting off of these antibiotics
How about stopping eating when I’m filled up
How about them transparent dangling carrots
How about that ever elusive kudo

Thank you India
Thank you terror
Thank you disillusionment
Thank you frailty
Thank you consequence
Thank you thank you silence

How about me not blaming you for everything
How about me enjoying the moment for once
How about how good it feels to finally forgive you
How about grieving it all one at a time

Thank you India
Thank you terror
Thank you disillusionment
Thank you frailty
Thank you consequence
Thank you thank you silence

The moment I let go of it was
The moment I got more than I could handle
The moment I jumped off of it was
The moment I touched down

How about no longer being masochistic
How about remembering your divinity
How about unabashedly bawling your eyes out
How about not equating death with stopping

Thank you India
Thank you providence
Thank you disillusionment
Thank you nothingness
Thank you clarity
Thank you thank you silence

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